Guido Borio – Francesca Pozzi – Gigi Roggero
Futuro anteriore
Dai "Quaderni rossi" al postfordismo:attualità dell’operaismo italiano

pagg 250 (con CD ROM) Euro 20,00

In allegato CD ROM, graficamente molto curato, con i testi più di 50 interviste integrali, un’ampia documentazione delle riviste storiche dell’operaismo italiano e una vasta bibliografia ragionata.

Il libro che colma le lacune di conoscenza e riflessione sulla felice stagione di quel pensiero critico e radicale che diede origine alla straordinaria esperienza dell’"operaismo italiano". Cioè quelle ricche e innovative analisi sociali, economiche e politiche che anticiparono e poi nutrirono gran parte delle teorizzazioni della "nuova sinistra" nello scenario dei grandi movimenti di lotta degli anni ‘60 e ‘70. L’operaismo italiano, a lungo considerato dai rappresentanti "ufficiali" del movimento operaio un’eresia estremista, si è man mano rivelato nel corso del tempo un complesso teorico acuto, lucido e anticipatore del futuro. Una sapiente e saggia premonizione di quella grande trasformazione dei processi produttivi che è ormai comunemente definita "posfordismo". Futuro anteriore è il risultato di un peculiare modello di ricerca partecipata (la "conricerca") sui percorsi dei soggetti protagonisti di quei movimenti. Sono state intervistate più di 50 persone rappresentative di un ampio quadro politico e culturale (tra cui M. Tronti, T. Negri, M. Revelli, P.A. Rovatti, C. Formenti, R. Màdera, R. Alquati, G Daghini, P. Virno, S. Bologna, A. Magnaghi, F. Piperno, O. Scalzone, C. Marazzi, F. Berardi (Bifo), A. Del Re, B. Cartosio, Y. Moulier-Boutang, F. Gambino). Oltre a un ricchissimo materiale di ricostruzione storica e di analisi critica, la ricerca evidenzia la grande attualità delle teorie politiche del pensiero operaista italiano rispetto al dibattito progettuale in corso nei nuovi movimenti dell’antiglobalizzazione liberista che stanno emergendo sul piano nazionale e internazionale.

Guido Borio è nato a Torino nel 1954, laureato in Lettere Moderne con indirizzo storico, lavora nel campo delle cooperative sociali. Francesca Pozzi è nata a Como nel 1973, laureata in Scienze della Comunicazione, ricercatrice sociale.
Gigi Roggero
è nato a Casale Monferrato (Al) nel 1973, laureato in Storia Contemporanea, ricercatore sociale.

Nota introduttiva

Questo è un libro in-concluso. Sono le ricerche accademiche quelle che iniziano e finiscono, con i complimenti dei detentori della Cultura o i soldi del committente: sapere morto da consegnare ai polverosi scaffali dei luoghi preposti a custodirlo. In-conclusa, fecondamente in-conclusa e non approssimativamente precaria, deve invece essere qualsiasi ricerca politica e sociale che si proponga per qualcosa come una trasformazione radicale dell’esistente. Tappa importante di un cammino che non affidiamo né a una qualche freccia della Storia, né alla sacra fiammella di un’immanenza destinata a realizzarsi: preferiamo tenerlo ben saldo nell’incertezza di un processo tutto da costruire. È una ricerca che si colloca temporalmente in uno snodo importante: il giro di boa del millennio sembrava destinato a consegnarci un capitalismo sempre più trionfante, apparentemente capace di risolvere tutte le proprie contraddizioni, fino ad arrivare a quella fondamentale. Invece, ecco irrompere sulla scena cospicue minoranze in movimento che rivendicano un altro mondo possibile. "No-global" sono stati definiti dai mass-media, e talvolta così si sono autodefiniti. Ma forse adesso possono compiere un salto importante: non più astrattamente contro la globalizzazione, ma concretamente movimenti globali anticapitalisti. Dentro e contro, nell’ambivalenza dell’odierna transizione. Non è un passaggio dato: bisogna conquistarlo soggettivamente.

In questo nuovo contesto, parlare di operaismo può far pensare a un ritorno al passato, o tutt’al più a una meritevole ricerca storica. Né l’uno né l’altra. Ma non è nemmeno un tentativo di riproposizione: le esperienze politiche trascorrono, legate a contesti particolari, a soggetti che sono unici, a realtà che non si ripetono. A essere oggi vivi sono invece diversi nodi che nel presente si ripropongono in forme nuove e in una situazione sicuramente mutata. Per questo interroghiamo i protagonisti di quell’esperienza straordinaria che ha preso vita in due decenni innervati da movimenti e da un livello di conflitto sociale che non hanno pari nel dopoguerra di questo Paese. Perché stra-ordinario è stato l’operaismo italiano, nelle sue due fasi: quella degli anni Sessanta, formatosi nelle esperienze dei "Quaderni rossi" e di "Classe operaia", ma prima ancora di alcuni gruppetti locali; e quella iniziata nel ’68-’69 e poi dispiegatasi per tutti i Settanta, a partire da Potere operaio per arrivare alle diverse Autonomie più o meno organizzate. Anticipando, diciamo fin d’ora che bisognerebbe parlare di secondo operaismo, per distinguerlo dal primo, nato a cavallo dei due secoli trascorsi e caratterizzato dal riferimento politico alla figura dell’operaio di mestiere. Questo secondo operaismo è cresciuto in un periodo particolare, segnato dall’arretratezza di un’Italia che solo allora entrava nel taylorismo-fordismo, e vi ha portato dentro una lettura socio-economica nuova e dirompente. Ma soprattutto, in un simile contesto ha per primo parlato di operaio-massa, individuando in esso il soggetto in fieri temporaneamente baricentrale e trainante dello scontro di classe. Ed è stato un operaismo politico, in contrasto con il populismo di altri "operaismi" precedenti o contemporanei, in rottura con l’oggettivismo e l’economicismo della tradizione socialcomunista. Non più l’operaio come soggetto debole da difendere e assistere, ma come forza di parte da usare in un progetto rivoluzionario. Potenzialmente capace non solo di essere anticapitalista, ma anche di muoversi contro se stesso. Non più l’iconizzato eroe-martire del socialismo e della Resistenza, puro angelo del bene: il rifiuto del lavoro e il nihilismo della rude razza pagana che si unisce al progetto di un’avanguardia in un grande percorso di radicale alterità. Altro che i miserabili con le valigie di cartone che ancora oggi certa cinematografia ci propone, incontrando la voglia di piangere che da sempre connota la sinistra…

Ma gli operaisti non ci lasciano solo ricchezze ed euristici rovesciamenti di prospettiva ("prima la classe e poi il capitale"): ci consegnano anche i pesanti fardelli di errori e limiti su cui le varie esperienze si sono esaurite o sono state sconfitte. Uno per tutti, il più pesante: l’incapacità di elaborare un nuovo progetto politico adeguato alla propria rottura con il socialcomunismo storico. È innanzitutto dai limiti che dobbiamo partire, per evitare possibili nefaste riproposizioni: marcare una positiva dis-continuità non per buttare via tutto, ma proprio per non buttare via tutto. Un passaggio in avanti e non un ritorno indietro, un nuovo inizio e non una stanca continuazione. In questa prospettiva le quasi sessanta persone intervistate non sono dei semplici testimoni di un’esperienza trascorsa, di cui raccontano le vicende: sono per noi invece dei particolari ricercatori di nuove ipotesi politiche, che partono dai nodi irrisolti delle esperienze di cui sono stati protagonisti e si confrontano con il presente. Per questo parliamo di conricerca, altra grande esperienza ed evocazione ricca di futuro che alcuni operaisti ci lasciano in eredità. Ripetiamo: non un modello dato e concluso, ma da rielaborare continuamente, in una processualità aperta e plurale. La conricerca, nel suo nome, nella sua pratica e nella sua in-finita reinvenzione, è indiscutibilmente legata innanzitutto a Romano Alquati: dalle chiacchierate con lui il nostro percorso è nato, con lui è stato portato avanti e continua.

Questo libro in-concluso ha quindi l’ambizione non solo di essere letto, ma di essere usato da chiunque pensi o sogni un altro mondo, diverso da quello plasmato dal capitalismo. In tale prospettiva lo abbiamo scritto: per fornire degli strumenti da maneggiare, utilizzare, criticare e perfezionare, non per accattivare, non per propagandare o esibire Cultura. Teoria per e nella prassi. In questo senso, premettiamo un’avvertenza ai nostri lettori-utilizzatori: l’Introduzione metodologica non fornisce una presentazione alfabetizzante dei temi trattati, propedeutica ai successivi capitoli. Al contrario, essa è in qualche modo una parte a sé stante, che tenta di descrivere in modo accurato l’impianto metodologico generale della conricerca, il modo in cui ha preso avvio, come è stata portata avanti, entrando spesso nei minuti dettagli tecnici. Ne risultano una trentina di pagine ostiche e di difficile lettura, che possono essere utili soprattutto a chi voglia essere informato degli aspetti più propriamente metodologici, magari per fare esperienze simili, a partire dalla comune condizione di "ricercatori scalzi". Gli altri possono tranquillamente cominciare il "periglioso viaggio" dal primo capitolo, senza che ciò pregiudichi il loro grado di comprensione-utilizzo. È un ipertesto, molti direbbero oggi. Una processuale conricerca militante, a noi interessa sottolineare.

Operaismo, evidentemente, richiama fin dal suo etimo la grande forza che ha innervato la lotta anticapitalista del XX secolo: gli operai. A vent’anni almeno dal tramonto politico di quella seconda operaietà qui in Occidente, usare le stesse parole potrebbe indurre in pericolosi equivoci continuisti. Del resto, si riaffacciano spesso gli spettri di un passato quello sì davvero morto e mai sepolto: terzomondismi pauperisti, mummificate ortodossie, turismi sovversivi, proletarismi e piagnistei vari, il tutto dentro il feticcio dell’ideologia democratica. Ma soprattutto: tramontata quella parte, non è tramontata la possibilità di una nuova parte, magari plurale e, finalmente, più soggettiva. Però ciò non si dà (solo) spontaneamente. La soggettività sociale che oggi inizia a esprimersi è importante, ma per salire più in alto è necessario che si incontri con una soggettività politica perlopiù carente o dispersa, e con militanti di tipo nuovo. Per uscire dal labirinto della cosalità e dal trionfo dell’uomo-massa, dall’iperconsumismo, dal sacrificismo e dalla tecnocultura imperante; per risoggettivarsi, per andare contro il capitalismo, per andare contro se stessa. Ancora una volta: forza e progetto. Nell’in-conlusa conricerca, plurale e sincretica, di un nuovo che fare…

Per ulteriori informazioni si può scrivere a:conricerca@hotmail.com derive.approdi@libero.it E consultare il sito della casa editrice DeriveApprodi:http://www.deriveapprodi.org/

 

SABATO 1 E DOMENICA 2 GIUGNO

CONVEGNO/SEMINARIO AL RIALTO OCCUPATO DI ROMA

Le esperienze politiche sono irriproponibili, in quanto legate a contesti particolari, a percorsi che non si ripetono, a soggetti unici. Chi viene dopo spesso finisce per farne l’apologia o cantarne le lodi, per sfuggire al presente nel ricordo di un passato più o meno mitico. Oppure può dedicarsi ad una ricostruzione storica o cronologica di fatti ed eventi, lasciandoli immutati ed immutabili nella staticità propria di ciò che è trascorso. Ma il passato può essere visto come qualcosa di diverso, che non esiste nella sua oggettività, ma viene continuamente reinterpretato da chi ne è stato protagonista. In questo senso, il passato può diventare un presente virtuale, non da ricordare bensì da utilizzare nel presente reale. Così abbiamo cercato di fare con i percorsi dell’operaismo italiano, attraverso una sessantina di interviste ai suoi principali protagonisti, raccolte nel volume Futuro Anteriore (DeriveApprodi, 2002), che partono dall’analisi critica delle ricchezze e dei limiti di quelle esperienze politicamente straordinarie, ancorché trascorse, per arrivare a ragionare sui nodi aperti nell’oggi. Così inteso, l’operaismo (cominciato negli anni ’60 attorno alle riviste Quaderni Rossi e Classe Operaia, continuato nel decennio successivo con Potere Operaio e le diverse Autonomie) ci lascia in eredità intuizioni teoriche e pratiche politiche gravide di anticipazione, feconde rotture con le ipostasi e i dogmi della tradizione marxista e socialcomunista, ma anche pesanti errori da non ripetere. Ci lascia in eredità anche una peculiare attitudine alla ricerca, o per meglio dire alla conricerca di nuove strade di trasformazione. Perché la ricerca è innanzitutto da farsi quando non si hanno certezze, quando vecchi modelli sono stati superati, quando si è deciso di lasciare dietro le spalle ipotesi e analisi che non funzionano o comunque non funzionano più.

Per questo motivo i dibattiti sul libro che da marzo in avanti si stanno costruendo in giro per l’Italia (da Bari a Palermo, da Napoli a Cosenza, da Pisa a Salerno, da Torino a Bologna, da Firenze a Padova, da Milano a Genova) suscitano non solo curiosità storiografica per un’esperienza trascorsa, ma sono importanti occasioni di confronto con collettivi, gruppi di ricerca e inchiesta, realtà di base e singoli che sono attivi sul territorio, nella molteplicità e diversità dei punti di vista e dei percorsi. L’emersione dei nuovi movimenti, del resto, ha in parte rotto quel quadro di apparente normalizzazione che ha fatto seguito alla sconfitta, ambivalente, dei cicli di lotte degli anni ’60 e ’70. In questo contesto diventa ancor più importante aprire un dibattito ampio e plurale su prospettive che vadano oltre le importanti mobilitazioni contro i vertici globali e le manovre dei poteri istituzionali. Per queste ragioni si presenta denso di significati il convegno/seminario che si terrà nello spazio del Rialto Occupato di Roma sabato 1 e domenica 2 giugno. Innanzitutto perché, alla giornata di sabato, parteciperanno buona parte dei principali protagonisti dell’operaismo italiano: dopo i difficili decenni ’80 e ’90, quando biografie prima collettive sono diventate individuali e talvolta molto diverse, questa sarà una delle prime occasioni di confronto. Ma non si tratterà di una cerimonia all’insegna dell’amarcord: come già hanno fatto nelle interviste della conricerca e come stanno facendo nei dibattiti di questi mesi, i diversi soggetti si confronteranno sui tanti nodi politici aperti che la realtà oggi squaderna davanti ai nostri occhi. Si discuterà di globalizzazione e impero, di moltitudine e classe, di soggettività sociale e politica, di formazione e sapere, di riproduzione e biopolitica, di cooperazione e organizzazione, di politica e contropotere, di movimenti e progetto. Si ragionerà su quanto alcune categorie e felici intuizioni dei percorsi operaisti possano essere rielaborate criticamente, e su quello che invece dobbiamo lasciarci definitivamente alle spalle. Si dibatterà di possibili filoni di ricerca da approfondire. In questa direzione, la seconda giornata può diventare un’importante occasione di confronto tra le tante forme di ricerca, inchiesta e intervento, i tanti collettivi, gruppi e singoli soggetti che in giro per l’Italia e non solo quotidianamente operano sognando e praticando una trasformazione dell’esistente. Si ragionerà dunque della possibilità di costruire una rete ampia e plurale che metta in relazione le diverse realtà, che faciliti lo scambio di materiali e comunicazione, che costruisca le basi per un’elaborazione collettiva di teoria e pratica politica e sociale: la vera conricerca, quindi, inizia proprio adesso.

Invitiamo tutti i collettivi, i gruppi di ricerca e inchiesta, le realtà di movimento, le radio e le strutture che fanno informazione indipendente, tutti coloro che sognano "un altro mondo possibile" non solo ad intervenire, ma a partecipare attivamente alla costruzione e alla realizzazione dell’appuntamento, per gettare insieme le basi di una rete di percorsi molteplice e comune.

Per le due giornate hanno già dato la loro disponibilità Mario Tronti, Toni Negri, Romano Alquati, Giairo Daghini, Paolo Virno, Franco Bifo Berardi, Franco Piperno, Christian Marazzi, Alisa Del Re, Bruno Cartosio, Alberto Magnaghi, Claudio Greppi, Lapo Berti, Mauro Gobbini, Mariarosa Dalla Costa, Andrea Colombo, Benedetto Vecchi, Valerio Evangelisti, Carlo Formenti, Enzo Modugno, Vittorio Rieser, Andrea Fumagalli e tanti altri.

Le sbobinature fino a qui fatte dei dibattiti possono essere lette e scaricate sul sito di DeriveApprodi.

Per informazioni, contatti e adesioni:

conricerca@hotmail.com

derive.approdi@libero.it

http://www.deriveapprodi.org/